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Università
Popolare Biellese per l’educazione continua Adult Education Centre of Biella, People’s University,
Volkshochschule, |
pubblicazione
delle ricerche |
Esistono
delle prassi che caratterizzano i comportamenti adottati ovunque dal mondo
accademico ed editoriale, vuoi università vuoi centri di ricerca vuoi case
editrici. Ognuno di questi organismi da un lato stabilisce delle regole per la
valutazione dei progetti di ricerca, dall’altro si rifà: alle modalità
internazionali e nazionali per la formalizzazione del progetto stesso; alla
linea editoriale per la veste grafica.
Vi sono
ovviamente le debite eccezioni, che però vanno lette attentamente nell’ottica
dei contributi – negativi – che danno all’immagine dell’editore.
È
necessario infatti riflettere su questi punti:
· una ricerca pur ricca di contenuti gode di poco credito se si
costringe il ricercatore ad assurdi funambolismi; la difficoltà di
consultazione è accettabile per uno “scrittore” ma non per un ricercatore –
esempio significativo sono i tanti lavori privi di indici, sia dei nomi sia
delle materie, e di note formalizzate in modo non corretto (non è sufficiente
disporre di riferimenti bibliografici generici ma è necessario conoscere le
esatte coordinate di una specifica informazione: se le coordinate mancano viene
meno la credibilità della fonte);
· inoltre, se è vero che l'editore non è responsabile dei
contenuti, lo è in ogni caso della forma con la quale gli stessi vengono
presentati; le critiche sulla forma sono sempre dirette all’editore e mai
all’autore;
· infine, in merito al punto precedente, si deve considerare che
la critica accademica e letteraria ha per prassi quella di ritenere
responsabile: l’autore per i contenuti e le norme di stile; l’organismo per la
formalizzazione, in quanto conseguente a buone norme redazionali ed editoriali.
A partire dal dopoguerra il mondo accademico ha promosso
convegni e studi sul tema della pubblicazione delle ricerche e del corredo di
apparati redazionali. Tali apparati considerano principalmente:
· le note a pie’ pagina;
· la bibliografia;
· le modalità di trascrizione dei documenti e di citazione;
· l’uso delle interpunzioni particolari (a es., il trattino: - o
–; le virgolette: inglesi “ ”, di citazione « », di inclusione < >);
· l’uso di effetto-carattere: corsivo, grassetto, maiuscolo,
maiuscoletto;
· la produzione e l’alfabettizzazione degli indici.
Il primo incontro rilevante, che ha dato origine a regole
codificate sotto forma di “definizione di principi”, è la Conferenza
Internazionale di Parigi (1961). Da questa discendono alcune fondamentali
elaborazioni normative nazionali, tra cui Regeln
für die alphabetische Katalogisierung (1977), le due edizioni di Anglo-American Cataloguing Rules (1978 e
1988) e le Regole italiane (1979). A
questi primi manuali normativi, curati da organismi nazionali di spicco (a es.:
le Regole italiane sono frutto di un gruppo di ricerca nazionale formato da
ricercatori e bibliotecari dei più qualificati atenei, coordinati dall’Aib –
Associazione Italiana Biblioteche), ha fatto seguito una rilevante
bibliografia, consultabile anche in internet, pubblicata sui siti di AIB: <http://www.aib.it/>, e di SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale): <http://www.sbn.it/>.
La linea guida deve prendere in considerazione ognuno dei punti
di cui sotto, stabilendo le regole che garantiscano all’UPS di proporsi con prodotti culturali all’altezza della sua
missione e delle ricerche che vengono effettuate, e che non espongano
l’Associazione alle critiche del mondo accademico: o il ricercatore sta almeno
alle regole basilari, o è meglio che il lavoro non venga pubblicato.
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tema |
responsabilità |
indicazioni |
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progetto |
editore |
valutazione di opportunità |
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contenuto |
autore |
nessuna interferenza |
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norme stilistiche |
autore |
nessuna - verifica ex-post |
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norme redazionali |
editore |
manuale di redazione |
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norme editoriali |
editore |
strategia per il look editoriale |
Il ricercatore
propone il progetto qualificandolo in termini di contenuti e prevedendo le
caratteristiche del media divulgativo (quaderno, libro, online text, ecc.) e
degli apparati di corredo (illustrazioni, tavole fuori testo, ecc.).
L’organismo
di valutazione esamina i contenuti del progetto di ricerca e ne autorizza o
meno la realizzazione.
In funzione
delle indicazioni date dal ricercatore sulla veste che vuole dare ai risultati,
lo stesso organismo elabora un piano di spesa che deve essere approvato dall’organo
competente al fine di poter autorizzare il progetto nella sua interezza.
La
responsabilità soggettiva e oggettiva dei contenuti è interamente del
ricercatore o dell’autore.
L’esame dei
contenuti da parte dell’organismo di valutazione entra solo nel merito
dell’opportunità di effettuare una ricerca (ed eventuale relativa
divulgazione). Dopo la decisione, l’organismo non potrà assolutamente più
interferire sui contenuti.
È fin
troppo ovvio che il ricercatore o l’autore usi il “proprio stile”, ivi comprese
le interpretazioni soggettive delle regole grammaticali e delle costruzioni
sintattiche (a es.: armonizzazione di congiunzioni, articoli, preposizioni
secondo la regola dell’eufonia o quella dell’omofonia; utilizzo degli incisi in
parentesi o fra trattini).
È
altrettanto ovvio che il lavoro deve essere riletto, con funzione di auditing,
dall’organismo di valutazione con eventuale (in ogni modo “mera”) segnalazione
di irregolarità o “scabrosità” letterarie.
Le uniche
norme che deve rispettare il ricercatore sono sull’uso della simbologia di
lettura (interpunzioni, puntini di sospensione e di soppressione, virgolette in
genere, trattini) e dell’effetto carattere.
Esempi:
· le virgolette alte “ ” servono per dare enfasi a una parola,
mentre per una citazione si devono utilizzare le virgolette doppie uncinate « »
(i cosiddetti “caporali”);
· per gli incisi vi è libertà di uso di parentesi o trattini, ma
se si vogliono questi ultimi devono essere del tipo medio – (a differenza del
mondo anglosassone, dall’italiano è scomparso il trattino lungo —); il trattino
standard - è d’obbligo invece per le date e per l’unione di vocaboli;
· l’effetto-carattere corsivo non deve essere utilizzato per dare
enfasi a una parola, ma va riservato per i termini in lingua diversa da quella
in cui viene presentata la ricerca.
Le norme
redazionali riguardano sostanzialmente:
· le abbreviazioni ammesse;
· la stesura delle note a pie’ di pagina e la loro caratteristica
di numerazione;
· le citazioni bibliografiche (in nota o in apparato);
· la trascrizione dei documenti manoscritti (in testo o in
apparato);
· i livelli di titolazione (capitoli, paragrafi);
· le regole di alfabetizzazione dell’indice onomastico/toponomastico;
· l’esposizione di un eventuale indice delle materie (che non
serve se la ricerca è mirata).
Le norme
editoriali sono in parte integrative delle norme redazionali. A es.: se nelle
norme redazionali si definisce ciò che è capitolo e ciò che è paragrafo, in
quelle editoriali si stabilisce che corpo e che interlinea dare agli stessi:
capitolo Arial 14 pt. grassetto con inizio a pagina dispari, paragrafo Arial 12
pt. grassetto interlinea 4.
Ma le norme
editoriali devono rispondere anche alla strategia di look voluta dall’editore.
In tale ottica va stabilito il tipo di carattere, il corpo, la modalità di
numerazione delle pagine, la dimensione del foglio e dello specchio di
scrittura, il posizionamento dell’apparato bibliografico generale e degli
indici (a es.: indice generale in fondo all’italiana o all’inizio
all’anglosassone), il colore o la qualità della copertina e se questa deve
comprendere immagini.
Alcune di
queste regole possono essere messe in uno specifico prontuario, perché facenti
parte di una ben precisa linea editoriale che deve essere “marchio” per
l’editore, altre possono essere concordate con l’autore al momento
dell’accettazione del progetto.
I formalismi di cui sopra non deveno spaventare. Se il
ricercatore “è” un ricercatore sarà il primo a richiedere di visionare le
“regole della casa”. Se ricercatore non è, ma il progetto proposto è
interessante, l’editore si assume un rischio non indifferente d'immagine nel
lasciare andare le cose secondo il gusto dell’autore. Il concetto di fondo è
sempre quello: una ricerca mal formalizzata viene significativamente
depauperata.
Per
raggiungere in ogni modo un significativo risultato, di norma le editrici universitarie
(a es.: Bergamo, Bologna, Milano, Oxford, ecc.) hanno costituito una struttura
con lo scopo di sopperire alle carenze formali del ricercatore intervenendo sul
testo. Non certamente nel merito, ma su tutti quei parametri sottoposti a
uniformità, ivi compresa la stesura degli indici. I riconoscimenti che vengono
all’auditor sono minimi e di norma si riducono all’indicazione dell’editing in
calce all’indice: Indice dei nomi / a cura di...
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corpo del
testo |
il
carattere standard del testo è Times New Roman a 11 punti tipografici |
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rimandi a
note a pie’ di p. |
il numero
di rimando alla nota a pie’ di pagina deve avere progressione unica; va posto
in apice possibilmente in fine frase e non deve mai precedere un segno di
interpunzione |
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citazioni |
se le
citazioni sono brevi (2/3 righe) possono essere lasciate nel testo tra
virgolette uncinate doppie (caporali): « »; il testo deve essere in tondo se
è nella stessa lingua della relazione, altrimenti in corsivo; le
citazioni più lunghe vanno scritte a sé stanti, in un paragrafo successivo,
in Times New Roman 10 pt, in tondo; la
citazione di un sito internet va posta tra virgolette uncinate semplici: <
> la citazione
deve essere completa; se non lo è, le parti elise devono essere sostituite
con: [...] |
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enfasi |
l’enfasi
a una parola o a un motto deve essere espressa utilizzando virgolette alte
(inglesi): “ ”, e mai l'effetto-carattere corsivo |
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lingue |
le parole
in lingua o idioma diverso da quello in cui è presentato il testo devono
essere in corsivo |
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citazione
di titoli |
i titoli
di opere citati nel testo devono essere posti in corsivo; ess.: Il Principe di
Macchiavelli, La Gioconda di Leonardo; per titoli si intendono anche quelli
di film, canzoni, opere d’arte e simili; i titoli dei giornali devono essere
invece intono tra “caporali” |
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incisi |
gli
incisi possono essere in parentesi tonda o tra trattini del tipo medio: – |
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numeri |
i numeri
vanno scritti in lettere, tenendo presente che i numeri composti maggiori di
100 sono costituiti da parole separate; si utilizzano le cifre arabe solo per
data/ora, per le formule o come punto-elenco; i numeri romani si utilizzano
raramente nel testo se non nelle citazioni; i nomi dei secoli vanno scritti
in lettere (con iniziale maiuscola) o in numeri romani; i secoli anteriori al
1000 si devono sempre scrivere in numeri romani per evitare confusioni; ess.: «dal 1821 al 1999 vi sono 178 anni» lo si scriva «dal 1821 al
1999 vi sono cento settantotto anni»; «Oropa
si trova a 11 km. da Biella, distanza percorribile in 20 minuti d’auto» lo si
scriva «Oropa si trova a 11 chilometri da Biella, distanza percorribile in
venti minuti d’auto»; «nel
‘700 e nell’800 il Piemonte...» lo si scriva «nel Settecento e nell’Ottocento
il Piemonte...» oppure «nel XVIII e nel XIX sec. il Piemonte...» |
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data/ora |
per una maggior
leggibilità, se le date sono tutte in cifre, gli elementi vanno separati da
un punto; es.: 15 gennaio 2001, 15.1.2001; i minuti vanno separati dalle ore
con una virgola; es.: ore 8 e mezzo; ore 8,30 |
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unione di
numeri o parole |
un
periodo temporale espresso in anni da-a e le parole congiunte devono essere
unite da un trattino corto: -; ess.: 1874-1922, ex-aequo; se i due numeri
uniti sono date non si abbrevi mai il secondo: a es., non scrivere mai
1914-18 ma 1914-1918 |
Stante il contesto
geografico in cui si svolge la maggior parte delle ricerche promosse da
UPBeduca, la grafia dei dialetti piemontesi deve essere uniformata in base a: Vittorio Sant’Albino,
Gran dizionario
piemontese-italiano, Torino: Bottega d’Erasmo, 1964, riassunta in Edoard Salza, Giors de Montagu, Piemontèis
ëd Biela. Abecedare, Gramàtica e Sintassi, Literatura Bieléisa, Glossare,
Biella: Associassion Coltural Piemontéisa “Ël sol ëd j’Alp”, 2000; in
particolare, per le vocali:
è simile alla “e” aperta italiana, ma più aperta (es.: cafè,
përchè si leggono “cafè”, “parchè”)
è simile alla “e” chiusa italiana, ma più aperta (es.: caté, lassé
si leggono “caté”, “lassé”)
ë simile alla “a” italiana, nelle parole di una sola sillaba (es.:
ëd, dël, për si leggono “ad”, “dal”, “par”)
o all’inizio di una parola (es.: bërgnon, mërcà si leggono “bargnun”, “marcà”);
si legge “o” semimuta quando si trova in fondo (es.: porchët, diaolët si
leggono “purch’t”, “diaul’t”)
o simile alla “u” italiana (es.: conté, mon si leggono “cunté”,
“mun”)
ò simile alla “o” aperta italiana (es.: còla, fòrt si leggono
“cola”, “fort”)
u simile alla “u” francese (es.: butir, muraja si leggono “bütir”,
“müraja”).
COGNOME1, NOME1 – COGNOME2, NOME2 • Titolo, luogo: editore (=collana,
numero), anno
ess.:
Galazzo, Alberto • La
Scuola Organaria Piemontese, Torino: Centro Studi Piemontesi/Fondo “Carlo
Felice Bona” (=Il Gridelino, 11), 1990
Galazzo, Alberto – Rosin, Marco • Iconografia Musicale nelle Cappelle del Santuario d’Oropa, Biella:
CIMER (=Musicappunti, 2), 1987
COGNOME, NOME • Titolo del saggio, in Titolo del volume, luogo: editore
(=collana, numero), anno
es.:
Rossetti Pecco, Carla (a cura) • Musica Antica a Magnano, Magnano: Pro Loco, 1981
COGNOME, NOME • Titolo, luogo: Università nome. Facoltà,
a.a. anno
es.:
Rossini, Gioachino • Un’esperienza
musicale, Torino: Università degli Studi. Magistero, a.a. 1980-1981
COGNOME, NOME • Titolo del saggio, in «Testata», luogo:
anno (anno), numero (numero), pp. numero-numero
es.:
Galazzo, Alberto • Camillo
Guglielmo Bianchi, in «Strumenti e Musica», Ancona: XLIII (1985), 6
(giugno), pp. 101-103
COGNOME, NOME • Titolo, <http://www.sito>, luogo:
anno, agg. anno-aggiornamento, cons. anno-consultazione
es.:
Harrison,
Richard K. • Bibliography
of planned languages (excluding Esperanto),
<http://www.vor.nu/langlab/bibliog.html>, New York: 1992, agg. 1997,
cons. 1999
nessuna citazione nell’apparato
bibliografico
es. prima volta:
Alberto Galazzo, La Scuola
Organaria Piemontese, Torino: Centro Studi Piemontesi/Fondo “Carlo Felice Bona” (=Il
Gridelino, 11), 1990, cap. Il periodo di
transizione, p. 245
es. volte successive:
A. Galazzo, La Scuola Organaria… cit., cap. Il polo biellese,
pp. 310-330
es. prima volta:
Alberto Galazzo, Marco Rosin,
Iconografia Musicale nelle Cappelle del
Santuario d’Oropa, Biella: CIMER (=Musicappunti, 2), 1987, p. 12
es. volte successive:
A. Galazzo, m. rosin,
Iconografia Musicale... cit., p. 16
es. prima volta:
Alberto Galazzo, Il
restauro di Italo Marzi, in CARLA ROSSETTI
PECCO (a cura), Musica Antica a
Magnano, Magnano: Pro Loco, 1981, pp. 28-29
es. volte successive:
A. Galazzo, Il
restauro di Italo Marzi… cit., p. 31
es. prima volta:
Gioachino Rossini
• Un’esperienza musicale, Torino:
Università degli Studi. Magistero, a.a. 1980-1981, p. 123
es. volte successive:
G. Rossini • Un’esperienza musicale… cit., p. 129
es. prima volta:
Alberto Galazzo, Camillo
Guglielmo Bianchi, in «Strumenti e Musica», Ancona: XLIII (1985), 6 (giugno), p.
102
es. volte successive:
a. galazzo, Camillo Guglielmo Bianchi… cit., p. 103
es. prima
volta:
Richard k.
Harrison, Bibliography
of planned languages (excluding Esperanto), <http://www.vor.nu/
langlab/bibliog.html>, New York: 1992, agg. 1997, cons. 1999
es. volte
successive:
R. K. Harrison, Bibliography of
planned languages... cit.
es. prima volta:
Archivio
di Stato di Biella, Corrispondenza
Ferraria, mazzo II n. 4, lett. a Biscardi 11.2.1902
es. volte successive:
A.
S. Biella, Corrispondenza Ferraria… cit., lett. a Camerana 22.4.1904
L’indice
dei nomi deve essere duplice: onomastico e toponomastico.
L’indice
toponomastico non è in ogni modo indispensabile se si presume che la
localizzazione sia di significato marginale.
L’indice
onomastico è sempre obbligatorio.
Si mantengono al loro posto i
prefissi e le particelle (a es.: de, don, ecc.), in lettere minuscole ma senza
interferire con l’ordine alfabetico. Gli pseudonimi e le diciture alternative
rimandano alla voce principale (es.: Caravaggio ved. Merisi, Michelangelo).
Le voci onomastiche sono formalizzate in base alle
informazioni note. In caso di informazioni generiche, si provvede
all’arricchimento delle voci solo in circostanze d’indubbia identificazione.
Altrimenti, il cognome viene fatto seguire dalla professione, così come
suggerita dal testo. I nomi dei personaggi più direttamente interessati dalla
ricerca (es.: organari, pittori) possono essere messi in grassetto o in
corsivo.
In caso di lavoro monografico, la voce principe può essere
esclusa con dichiaratoria in nota a pie’ di pagina a inizio indice (es.: in un
lavoro dal titolo La vita di Giuseppe Verdi, la voce «Verdi, Giuseppe» non
entra nell’indice).
È opportuno
raggruppare sotto un’unica voce principale alcuni nomi, come a es. papi, re
d’Italia e duchi di Savoia sotto Savoia, ecc.
es.:
Allasina, Anselmo; 1, 18
van Beethoven, Ludwig; 15
Dionisio, canonico; 16
Dionisotti, Giovanni; 14-21
Mullatera, Giovanni; 10, 76
Papetti, Oscar; 16, 32
papi
Benedetto
XIV; 14
Paolo
VI; 24
Pio
X; 6
Rizzitelli, Roberto; 98
Savoia
Emanuele
Filiberto, duca; 33
Caterina,
infanta; 34
Vittorio
Emanuele II, re; 118
Zuccaro, Mario; 121-124
I nomi delle frazioni e le diciture
alternative rimandano alla voce principale (es.: Oropa ved. Biella Oropa).
Le località italiane devono essere normalizzate secondo
l'Annuario Generale dei comuni e delle frazioni d’Italia curato dal TCI. Le
voci toponomastiche devono essere seguite dalla sigla della provincia messa in
parentesi, che va omessa se si tratta di capoluogo. La frazione deve essere
posta sotto il nome del comune come voce secondaria oppure a fianco del nome
del comune separata da un trattino (ma con scelta uniforme di criterio).
es.:
Biella; 15, 18
Oropa; 16
Piazzo; 21-22
Cossato (BI); 98
Oropa ved.
Biella-Oropa
Piazzo ved.
Biella-Piazzo
Pralungo (BI); 65
Pralungo-Sant’Eurosia (BI)
Santa Vittoria d’Alba (CN)
Sant’Eurosia ved. Pralungo- Sant’Eurosia
Nel caso di località straniera, in parentesi devono essere messe
l’indicazione della regione (se nota) e dello stato.
es.:
Locarno (TI, CH)
Madrid (E)
Peisey-Nancroix
(Savoie, F)
L’indice
delle materie non è indispensabile per le ricerche monodisciplinari a
condizione che abbiano un buon indice generale. Es.: non è richiesto l’indice
delle materie per un saggio sulla musica nel Biellese o per l’architettura in
Piemonte.
Se il
saggio è invece più ad ampio raggio, l’indice delle materie è consigliabile.
Es.: può essere omesso se la struttura del saggio è articolata per temi (L’arte
nel Biellese, con capitoli su pittura, architettura, ebanisteria, musica,
ecc.), mentre dovrebbe essere predisposto se l’articolazione non favorisce la
consultazione (stesso tema ad ampio raggio, con capitoli che rispettano
un’indagine di tipo cronologico).
Nel testo è
opportuno che tutte le abbreviazioni vengano sciolte, mentre devono utilizzarsi
nelle note a pie’ di pagina. Le più usuali sono le seguenti:
Id. idem,
“lo stesso”: sta per il nome dell’ultimo autore che è stato citato in precedenza;
in maiuscoletto; se ne sconsiglia l’uso.
ibid. ibidem,
“nello stesso luogo”, sta per l’ultima fonte (a es. un articolo o una
monografia) che è stata citata in precedenza; in corsivo, ma se ne sconsiglia
l’uso.
cit. opera citata,
sta per una fonte (a es. un articolo o una monografia) che è stata citata in
precedenza: in tal caso il titolo è abbreviato ed è seguitoda “... cit.” (es.: D. Lebole,
Le Confraternite I… cit., p. 422.); non deve mai essere
utilizzata l’abbreviazione op. cit. elidendo completamente il titolo.
s.d. sine data, “senza data”, può
comparire al posto di una data nei casi in cui questa non sia specificata; se
la data è presumibile si può indicare l’abbreviazione seguita dalla data in
parentesi quadra (es.: s.d. [1940].)
s.l. sine loco, “senza luogo”: può
comparire al posto di un luogo di pubblicazione nei casi in cui questo non sia
specificato; se presunto indicare s.l. e il luogo in parentesi quadra
s.n. sine nomine, “senza nome”: può
comparire al posto del nome dell’editore nei casi in cui questo non sia
specificato; se presunto indicare s.e. e il nome dell’editore in parentesi
quadra
... et al. ... et alii, “e altri”: può comparire dopo
il terzo di una serie di quattro o più autori, al posto del loro elenco
completo
S. santo, santa, sant’
SS. santissimo, santissima
Ss. santi, sante
sec. secolo
secc. secoli
Nelle
citazioni i documenti devono essere riportati con criteri di trascrizione
uniformi.
Le
abbreviazioni vanno sciolte tranne quelle di uso ancora corrente, come Sig. per
signore, Sigg. per signori (se “signore/i” nel documento è abbreviato
diversamente, es.: S.r, riabbreviare in Sig. o Sigg.).
Non correggere le minuscole e maiuscole, ma rispettare le
indicazioni originarie.
Non
correggere gli errori ortografici, grammaticali e sintattici, o la duplicazione
di parole. Se sorge il dubbio che la situazione possa imputarsi al trascrittore
si può apporre la segnalazione [!] che sta per l’obsoleto [sic], con
l’avvertenza che un eccessivo numero di tali segnalazioni non favorisce la
leggibilità del documento. Il significato di parole di difficile
interpretazione può essere chiarito in nota a pie’ di pagina.
Non
modificare i segni di interpunzione che vi sono nel testo. Rispettare rigorosamente
gli stili: le parole comunque sottolineate vanno sottolineate (e non poste in
corsivo), quelle straniere vanno lasciate in tondo se così sono nell’originale,
ecc.
Le annotazioni aggiunte in interlinea o sopralinea o in margine
vanno inserite nel testo in apice.
Le parti cancellate ma leggibili vanno trascritte con segno di
cancellatura.
Le note a
pie’ di pagina sull’originale vanno inserite in nuova nota tra virgolette
doppie uncinate, con l’indicazione di “originale”: es.: 1 nota in originale: «...».
Esempio:
documento origine
Caro S.r M.o Ferraria, Torino,
22 X.bre 1924
ho avuto modo di leggere i suoi Preludi per pf. Li ho trovati
estremamente adatti per# i miei allievi indistintamente. #tutti [parola
aggiunta in margine]
Anzi, ho fatto [cancellato] farò in modo che vengano adottati
nel corso che si tiene tiene [parola ripetuta] nel nostro conservatorio. La
prego anche di Inviarmi eventuali altri es. di sue Opere [parola sottolineata]
per poterle valutare contestualmente ai sud.i.
Della S. V. estim.
prof. Gio. Batt.a Gedda
trascrizione
Caro Sig. Maestro Ferraria, Torino,
22 dicembre 1924
ho avuto modo di leggere i suoi Preludi per pianoforte. Li ho
trovati estremamente adatti per tutti i miei allievi
indistintamente.
Anzi, ho fatto farò in modo che vengano adottati nel
corso che si tiene tiene [!] nel nostro conservatorio. La prego anche di
Inviarmi eventuali altri esempi di sue Opere per poterle valutare
contestualmente ai suddetti.
Della S. V. estimatore
prof. Giovanni Battista Gedda
|
livello |
carattere |
stile |
posizionamento |
spazio dopo |
|
1 – parte |
Arial 14
pt |
nessun
effetto, |
al
margine superiore di una pagina con numerazione dispari |
5
centimetri |
|
2 – capitolo |
Arial 12
pt |
nessun
effetto, |
a 36
punti tipografici dal paragrafo precedente |
24 punti
tipografici |
|
3 –
paragrafo |
Arial 12
pt |
nessun
effetto, |
a 18
punti tipografici dal paragrafo precedente |
12 punti tipografici |
La ricerca viene scritta in carattere Time New Roman a 11 punti
tipografici (o equivalente “serif”, a es.: Garamond). Nelle citazioni di
documenti non nel testo e negli apparati di corredo (bibliografia, appendici,
indice dei nomi, indice generale) il corpo si riduce a 10 pt; le note a pie’ di
pagina a 9 pt.
La
struttura è a tre livelli di titoli (parti, capitoli, paragrafi) che devono
entrare tutti nell’indice generale. Possono esservi livelli ulteriori, ma non
entrano in indice (l’indice generale deve essere snello).
Per i titoli si usa un carattere di tipo “sans serif” (es.:
Arial) con punti tipografici diversificati per livello tenendo presente che i
caratteri “sans serif” sono già di norma più grandi dei “serif”.
Qualunque sia il
formato, la numerazione delle pagine deve essere posta nel margine superiore,
perché nel margine inferiore trovano già spazio le note a pie’ di pagina. Nelle
pagine dispari la numerazione sta sul lato destro, nelle pari sul sinistro. Le
pagine in cui vi è un titolo di livello 1 vanno numerate, ma il numero non va
evidenziato.
|
tipo |
dimensioni |
area di scrittura |
|
grande |
21,00 cm. × 29,70
cm. (A4) |
16,50 cm. × 25,00
cm. |
|
medio (quaderno) |
17,00 cm. × 24,00 cm. |
13,00 cm. × 20,00 cm. |
a cura di Alberto Galazzo
info@albertogalazzo.it
ultimo aggiornamento di
questa pagina: martedì 6 dicembre 2011